Sa, rinfreschiamo un po' le pagine di questo bellissimo (?) blog che quel cattivone di Steve non aggiornava addirittura dal 6 Giugno. Una Quaresima, insomma.
Dunque, avete saputo che e' morto Michael Jackson? Probabilmente si', del resto c'e' stata una fuga di notizie e qualche giornale ne ha pure parlato... quindi suppongo non ci sia molto da aggiungere sul buon (?) Michele figlio di Giacomo.
Eppure. Eppure... Qualcosa di strano c'e', e forse non lo ha notato nessuno.
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Avete notato nulla? Forse no, la tristezza per la perdita di questo seguitissimo cantante ha lucidato gli occhi un po' a tutti e i dettagli non si notano bene.
Eppure questa foto, che ritrae Jackson alle prove del nuovo concertone che ora potra' fare solo sulle nuvolette, e' palesemente falsa. Ritoccata, magari con photoshop, e sicuramente da uno che ne sapeva ben poco.
Ne ho le prove: guardate in mezzo alle gambe.... non ci dovrebbe eSSere un bel neon li' dietro? :D
PS: piccola bugia, in realta' qualcuno se n'e' accorto. E' da qui, che ho tratto lo spunto per questo post ;P
Dunque, avete saputo che e' morto Michael Jackson? Probabilmente si', del resto c'e' stata una fuga di notizie e qualche giornale ne ha pure parlato... quindi suppongo non ci sia molto da aggiungere sul buon (?) Michele figlio di Giacomo.
Eppure. Eppure... Qualcosa di strano c'e', e forse non lo ha notato nessuno.
Avete notato nulla? Forse no, la tristezza per la perdita di questo seguitissimo cantante ha lucidato gli occhi un po' a tutti e i dettagli non si notano bene.
Eppure questa foto, che ritrae Jackson alle prove del nuovo concertone che ora potra' fare solo sulle nuvolette, e' palesemente falsa. Ritoccata, magari con photoshop, e sicuramente da uno che ne sapeva ben poco.
Ne ho le prove: guardate in mezzo alle gambe.... non ci dovrebbe eSSere un bel neon li' dietro? :D
PS: piccola bugia, in realta' qualcuno se n'e' accorto. E' da qui, che ho tratto lo spunto per questo post ;P
Panico in seggio elettorale, dove mi sono recato alle 15:30 per le elezioni europee e le elezioni provinciali: per le prime, ho espresso la mia preferenza; per le seconde, ho rifiutato la scheda come accadde gia' alle scorse elezioni politiche del 2008.
Ricordate? Ci fu un ampio movimento, dai meetup di Beppe Grillo a siti come riforme.info, che suggeriva di rinunciare alla scheda elettorale verbalizzando una motivazione del tipo "nessun partito mi rappresenta". Ebbene: io nel 2008 l'ho fatto. E nel 2009 mi sono ripetuto, senza che ci fosse alcuno a suggerirmelo come accaduto l'anno passato.
La presidente del seggio s'e' smarrita nei millemila fogli del Ministero dell'Interno per vedere quale angolino contemplasse il mio caso, tutt'altro che inedito: infatti ha dovuto chiamare in Municipio, ed e' saltato fuori che la Prefettura aveva diramato una circolare a beneficio dei rifiutanti, ma nessuno sapeva pronunciarsi sulla validita' di una circolare del 2008 rispetto alle votazioni del 2009. Che si fa, che non si fa... alla fine torno domani per capire anche io quale sia la mia situazione :D
Naturalmente spiego anche la motivazione del mio rifiuto: fin dal 2008, il governo si sta impegnando per l'abolizione delle province, che sono anche parte del programma attuativo del Partito delle Liberta' presieduto dal Presidente del ConSilvio. Capisco che il consiglio provinciale ha scaduto il suo mandato quinquennale, ma perche' rieleggerlo se si e' intenzionati ad eliminare l'ente provinciale? Perche', ovviamente, lo dicono per non farlo.
E contestatemi se sbaglio nell'aggiungere questo: l'unico luogo in cui io, cittandino italiano, sono titolato ad esprimere la mia personale opinione politica e' il seggio elettorale. Non una trasmissione televisiva o un sondaggio per strada, e nemmeno un comizio elettorale dove, logicamente, valgono le regole del contradditorio.
A margine, all'uscita dal seggio ho potuto assistere alla discussione di un candidato PdL e una candidata UdC contro un tizio che aveva parcheggiato di fianco alla scuola dove si tengono le votazioni con adesivi inneggianti al partito dei Pensionati applicati sulla sua maglietta e sull'automobile. Li ho lasciati discutere, sono rientrato nella scuola e ho chiamato i due agenti della Guardia di Finanza che la presidiavano, e che ovviamente sono intervenuti subito. Ma la meraviglia e' che il candidato PdL mi ha fatto i complimenti perche' "io sono un candidato del PdL e quella cosa non si puo' fare". Mia risposta: "io invece sono un elettore e, invece di discutere, ho chiamato la Finanza."
Ed ora avanti col teatrino, domani torno al seggio e vediamo se ci sono altri pisquani in libera uscita... :D
EDIT della domenica: la presidentessa di seggio ha accettato la mia dichiarazione di (non) voto, come gia' accaduto nel 2008. E' stato necessario chiarirsi con la Prefettura, ma e' tutto OK. A fine passeggiata, chiacchierata maxima con elettori, rappresentanti di lista e quant'altri partecipassero alla vita politica :)
Ricordate? Ci fu un ampio movimento, dai meetup di Beppe Grillo a siti come riforme.info, che suggeriva di rinunciare alla scheda elettorale verbalizzando una motivazione del tipo "nessun partito mi rappresenta". Ebbene: io nel 2008 l'ho fatto. E nel 2009 mi sono ripetuto, senza che ci fosse alcuno a suggerirmelo come accaduto l'anno passato.
La presidente del seggio s'e' smarrita nei millemila fogli del Ministero dell'Interno per vedere quale angolino contemplasse il mio caso, tutt'altro che inedito: infatti ha dovuto chiamare in Municipio, ed e' saltato fuori che la Prefettura aveva diramato una circolare a beneficio dei rifiutanti, ma nessuno sapeva pronunciarsi sulla validita' di una circolare del 2008 rispetto alle votazioni del 2009. Che si fa, che non si fa... alla fine torno domani per capire anche io quale sia la mia situazione :D
Naturalmente spiego anche la motivazione del mio rifiuto: fin dal 2008, il governo si sta impegnando per l'abolizione delle province, che sono anche parte del programma attuativo del Partito delle Liberta' presieduto dal Presidente del ConSilvio. Capisco che il consiglio provinciale ha scaduto il suo mandato quinquennale, ma perche' rieleggerlo se si e' intenzionati ad eliminare l'ente provinciale? Perche', ovviamente, lo dicono per non farlo.
E contestatemi se sbaglio nell'aggiungere questo: l'unico luogo in cui io, cittandino italiano, sono titolato ad esprimere la mia personale opinione politica e' il seggio elettorale. Non una trasmissione televisiva o un sondaggio per strada, e nemmeno un comizio elettorale dove, logicamente, valgono le regole del contradditorio.
A margine, all'uscita dal seggio ho potuto assistere alla discussione di un candidato PdL e una candidata UdC contro un tizio che aveva parcheggiato di fianco alla scuola dove si tengono le votazioni con adesivi inneggianti al partito dei Pensionati applicati sulla sua maglietta e sull'automobile. Li ho lasciati discutere, sono rientrato nella scuola e ho chiamato i due agenti della Guardia di Finanza che la presidiavano, e che ovviamente sono intervenuti subito. Ma la meraviglia e' che il candidato PdL mi ha fatto i complimenti perche' "io sono un candidato del PdL e quella cosa non si puo' fare". Mia risposta: "io invece sono un elettore e, invece di discutere, ho chiamato la Finanza."
Ed ora avanti col teatrino, domani torno al seggio e vediamo se ci sono altri pisquani in libera uscita... :D
EDIT della domenica: la presidentessa di seggio ha accettato la mia dichiarazione di (non) voto, come gia' accaduto nel 2008. E' stato necessario chiarirsi con la Prefettura, ma e' tutto OK. A fine passeggiata, chiacchierata maxima con elettori, rappresentanti di lista e quant'altri partecipassero alla vita politica :)
Immagino che tutti voi saprete che presto ci saranno le votazioni per eleggere il sindaco di Zagabria. Ci dovrebbe anche essere un referendum, ma in TV non ne parlano e forse lo hanno spiaggiato a Lampedusa, quindi parliamo delle elezioni in Croazia che e' meglio.
Il sindaco uscente Milan Bandic, 54 anni, ha recentemente affermato che la citta' merita di essere sede di grandi concerti rock, ad esempio potrebbe essere la sede ideale per il ritorno sul palco di Freddy Mercury.
L'interessato non ha potuto commentare l'invito, cosa del tutto giustificata visto che e' morto nel 1991, ma son dettagli marginali nel mondo della politica!
Il sindaco uscente Milan Bandic, 54 anni, ha recentemente affermato che la citta' merita di essere sede di grandi concerti rock, ad esempio potrebbe essere la sede ideale per il ritorno sul palco di Freddy Mercury.
L'interessato non ha potuto commentare l'invito, cosa del tutto giustificata visto che e' morto nel 1991, ma son dettagli marginali nel mondo della politica!
Mi sta bene che ti piace l'Italia e vuoi un tatuaggio in italiano.
Mi sta bene che sei pure bella e ti va di pavoneggiare il tatuaggio davanti ai fotografi.
Ma la prossima volta, verificare prima che non ci siano errori di ortografia?
Hayden Panettiere, stai serena lo stesso: tu si' che vivi senza RIMIPIANTI! :)

Mi sta bene che sei pure bella e ti va di pavoneggiare il tatuaggio davanti ai fotografi.
Ma la prossima volta, verificare prima che non ci siano errori di ortografia?
Hayden Panettiere, stai serena lo stesso: tu si' che vivi senza RIMIPIANTI! :)
Domenica scorsa, nel silenzio della Pianura Padana, il Ministro dell'Agricoltura Luca Zaia aveva preannunciato l'introduzione imminente dell'obbligo di studio del dialetto nelle scuole venete. Il giorno dopo, leggermente irritata dall'invasione di campo, il Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini aveva lasciato filtrare qualche pensierino sull'argomento, ma poi si e' ricordata che "verba volant, scripta manent" ed ha scritto un piccolo trafiletto sul Gazzettino del NordEst, che recupero direttamente dalla rassegna Stampa della Camera dei Deputati.
Ringrazio Seb per la segnalazione, vi invito a prendere la matita rossa e a contare gli errori grammaticali del ministro. Vince chi ne trova di piu'!!!
Gentile Direttore,
ho letto attentamente quanto affermato dal Ministro Zaia. Tengo a ribadire che i dialetti sono le base della nostra cultura e che il mio pensiero è stato volutamente travisato. Pensare che il Ministro dell'Istruzione non sia sensibile ad una parte così rilevante della nostra tradizione è un'accusa che respingo e che non si comprende se non ritenendola dettata da motivi di visibilità elettorale. Da subito ho attuato provvedimenti per legare la scuola al proprio territorio. I professori ad esempio devono sempre di più provenire dalla stessa regione nella quale insegna. Le classi inoltre non possono essere composte da più del 30% di stranieri per favorire una migliore integrazione. Ogni regione devo poter strutturare un sistema educativa in linea con le richieste del mondo del lavoro della zona. Allo stesso modo la spinta verso il futuro e la modernizzazione non può non essere accompagnato dalla valorizzazione della cultura ivi compresa la lingua e il dialetto. Per questo la polemica è destituita da qualsiasi fondamento soprattutto per chi è rivolta ad una persona che abita al confine con il Veneto e che conosce bene l'eccellenza, il valore e la cultura delle persone che lo popolano.
Mariastella Gelmini, Ministro della Pubblica Istruzione
Ringrazio Seb per la segnalazione, vi invito a prendere la matita rossa e a contare gli errori grammaticali del ministro. Vince chi ne trova di piu'!!!
Gentile Direttore,
ho letto attentamente quanto affermato dal Ministro Zaia. Tengo a ribadire che i dialetti sono le base della nostra cultura e che il mio pensiero è stato volutamente travisato. Pensare che il Ministro dell'Istruzione non sia sensibile ad una parte così rilevante della nostra tradizione è un'accusa che respingo e che non si comprende se non ritenendola dettata da motivi di visibilità elettorale. Da subito ho attuato provvedimenti per legare la scuola al proprio territorio. I professori ad esempio devono sempre di più provenire dalla stessa regione nella quale insegna. Le classi inoltre non possono essere composte da più del 30% di stranieri per favorire una migliore integrazione. Ogni regione devo poter strutturare un sistema educativa in linea con le richieste del mondo del lavoro della zona. Allo stesso modo la spinta verso il futuro e la modernizzazione non può non essere accompagnato dalla valorizzazione della cultura ivi compresa la lingua e il dialetto. Per questo la polemica è destituita da qualsiasi fondamento soprattutto per chi è rivolta ad una persona che abita al confine con il Veneto e che conosce bene l'eccellenza, il valore e la cultura delle persone che lo popolano.
Mariastella Gelmini, Ministro della Pubblica Istruzione
Stai cercando una nuova chiavetta USB? Ce ne sarebbe una da 2Gb in vendita online da Settembre: si tratta di tirar fuori dalla saccoccia 43 $ e farsela spedire dagli Stati Uniti, ma vuoi mettere la figosita' di possedere una chiavetta USB dei Transformers? ;)

"Dica a mio figlio che papà è morto"
La preside: “Padri e madri chiedono alle maestre di comunicare le brutte notizie”
Padri che chiedono alla maestra di comunicare al figlio la morte della moglie/mamma. Madri che pretendono di entrare a scuola per allattare il bambino di cinque anni. Genitori inviperiti perché la classe è stata spostata al secondo piano e la scuola non accetta di alleviare la fatica dei figli caricando gli zaini in ascensore. Madri che chiedono di non portare alla materna il bimbo quando piove e altre - molte altre - che «pretendono» dalle scuole elementari l’autorizzazione a far saltare un numero imprecisato di lezioni per partecipare a casting e riprese cinematografiche.
Il catalogo di comportamenti che dichiarano la «crisi» del ruolo di genitore è lungo. L’ha stilato - verbalmente, almeno per ora, durante una tavola rotonda promossa dall’Ufficio diocesano di Pastorale della Famiglia - Loredana Orlandini, dirigente scolastica in un istituto comprensivo di una periferia torinese. Non si pensi a problemi legati a una particolare situazione di svantaggio sociale. Siamo a Mirafiori, ma la preside Orlandini assicura che dal confronto con i colleghi emergono comportamenti trasversali ai quartieri, alle condizioni economiche, ai livelli di istruzione.
È la bandiera bianca alzata da padri e madri. Loredana Orlandini ha proposto una gamma di esempi, a partire dall’incapacità di parlare della morte di una persona cara e vicina. «Abbiamo avuto alcuni casi - ha raccontato - di genitori che hanno chiesto alle maestre di comunicare al figlio la morte della mamma, del nonno. Salvo situazioni eccezionali, che abbiamo anche incontrato e che hanno richiesto l’intervento dello psicologo e dei servizi sociali, la comunicazione di un lutto molto doloroso va affrontata in un contesto di famiglia. Un papà ha mentito al bambino per settimane sulla morte della mamma, chiedendo alle maestre di dire ciò che lui non riusciva a dire. Ma anche la morte del cagnolino spesso non viene affrontata con maggiore coraggio». Spiegazioni? «La famiglia non sa più preparare alla vita, è semplicemente emotiva ed affettiva. I genitori sono fragili e non riescono a tollerare la frustrazione del loro bambino. Che deve essere al riparo da ogni sofferenza». Così, il dolore viene allontanato, edulcorato...
Molto più «in basso» rispetto al tema del lutto, ci sono altri momenti di passaggio, altre «crisi» del processo di crescita, che vengono rimandati, allontanati. Loredana Orlandini ha raccontato di «bambini di 8 anni che in piscina non sanno riconoscere i loro pantaloni perché la madre continua a vestirli come quando avevano un anno, che dormono con il ciuccio o che lo mettono da parte solo a scuola, di bimbi di 4-5 anni che continuano ad usare biberon e pannolini».
Per la preside, che di figli ne ha avuti tre, ormai grandi, «certi comportamenti sono un’abdicazione al ruolo di accompagnatori nelle fatiche e piccole o grandi responsabilità della vita». Altri esempi? «Davanti alla scuola materna c’è un problema nuovo: non si sa dove mettere i passeggini. I genitori dicono che i figli, anche di 5 anni, non vogliono camminare così li scarrozzano. Fanno più in fretta ed evitano discussioni. Questo aiuta anche a comprendere perché troppi bambini non sono più capaci di camminare su un terreno che non sia un pavimento liscio. Quante volte mi sono sentita dire che in giardino devo coprire di terra tutte le radici, altrimenti i bambini inciampano. Vorrà dire qualcosa se a sei anni per scendere una scala devono fermarsi ad ogni gradino?».
A proposito di scale, qualche tempo fa c’è stata una protesta perché gli alunni di una seconda elementare erano stati spostati dal piano terra al secondo piano per far posto a una prima con bimbi disabili. «I genitori erano sul piede di guerra - ricorda la preside -, volevano che caricassimo gli zainetti in ascensore. Allora ho organizzato un incontro con un esperto che ha chiarito in modo scientifico come i bambini, a quell’età, non abbiano difficoltà a salire due piani di scale con lo zainetto in spalla. L’idea diffusa è che i figli siano sempre troppo piccoli per affrontare le difficoltà».
(Articolo di MARIA TERESA MARTINENGO - © La Stampa 2009)
La preside: “Padri e madri chiedono alle maestre di comunicare le brutte notizie”
Padri che chiedono alla maestra di comunicare al figlio la morte della moglie/mamma. Madri che pretendono di entrare a scuola per allattare il bambino di cinque anni. Genitori inviperiti perché la classe è stata spostata al secondo piano e la scuola non accetta di alleviare la fatica dei figli caricando gli zaini in ascensore. Madri che chiedono di non portare alla materna il bimbo quando piove e altre - molte altre - che «pretendono» dalle scuole elementari l’autorizzazione a far saltare un numero imprecisato di lezioni per partecipare a casting e riprese cinematografiche.
Il catalogo di comportamenti che dichiarano la «crisi» del ruolo di genitore è lungo. L’ha stilato - verbalmente, almeno per ora, durante una tavola rotonda promossa dall’Ufficio diocesano di Pastorale della Famiglia - Loredana Orlandini, dirigente scolastica in un istituto comprensivo di una periferia torinese. Non si pensi a problemi legati a una particolare situazione di svantaggio sociale. Siamo a Mirafiori, ma la preside Orlandini assicura che dal confronto con i colleghi emergono comportamenti trasversali ai quartieri, alle condizioni economiche, ai livelli di istruzione.
È la bandiera bianca alzata da padri e madri. Loredana Orlandini ha proposto una gamma di esempi, a partire dall’incapacità di parlare della morte di una persona cara e vicina. «Abbiamo avuto alcuni casi - ha raccontato - di genitori che hanno chiesto alle maestre di comunicare al figlio la morte della mamma, del nonno. Salvo situazioni eccezionali, che abbiamo anche incontrato e che hanno richiesto l’intervento dello psicologo e dei servizi sociali, la comunicazione di un lutto molto doloroso va affrontata in un contesto di famiglia. Un papà ha mentito al bambino per settimane sulla morte della mamma, chiedendo alle maestre di dire ciò che lui non riusciva a dire. Ma anche la morte del cagnolino spesso non viene affrontata con maggiore coraggio». Spiegazioni? «La famiglia non sa più preparare alla vita, è semplicemente emotiva ed affettiva. I genitori sono fragili e non riescono a tollerare la frustrazione del loro bambino. Che deve essere al riparo da ogni sofferenza». Così, il dolore viene allontanato, edulcorato...
Molto più «in basso» rispetto al tema del lutto, ci sono altri momenti di passaggio, altre «crisi» del processo di crescita, che vengono rimandati, allontanati. Loredana Orlandini ha raccontato di «bambini di 8 anni che in piscina non sanno riconoscere i loro pantaloni perché la madre continua a vestirli come quando avevano un anno, che dormono con il ciuccio o che lo mettono da parte solo a scuola, di bimbi di 4-5 anni che continuano ad usare biberon e pannolini».
Per la preside, che di figli ne ha avuti tre, ormai grandi, «certi comportamenti sono un’abdicazione al ruolo di accompagnatori nelle fatiche e piccole o grandi responsabilità della vita». Altri esempi? «Davanti alla scuola materna c’è un problema nuovo: non si sa dove mettere i passeggini. I genitori dicono che i figli, anche di 5 anni, non vogliono camminare così li scarrozzano. Fanno più in fretta ed evitano discussioni. Questo aiuta anche a comprendere perché troppi bambini non sono più capaci di camminare su un terreno che non sia un pavimento liscio. Quante volte mi sono sentita dire che in giardino devo coprire di terra tutte le radici, altrimenti i bambini inciampano. Vorrà dire qualcosa se a sei anni per scendere una scala devono fermarsi ad ogni gradino?».
A proposito di scale, qualche tempo fa c’è stata una protesta perché gli alunni di una seconda elementare erano stati spostati dal piano terra al secondo piano per far posto a una prima con bimbi disabili. «I genitori erano sul piede di guerra - ricorda la preside -, volevano che caricassimo gli zainetti in ascensore. Allora ho organizzato un incontro con un esperto che ha chiarito in modo scientifico come i bambini, a quell’età, non abbiano difficoltà a salire due piani di scale con lo zainetto in spalla. L’idea diffusa è che i figli siano sempre troppo piccoli per affrontare le difficoltà».
(Articolo di MARIA TERESA MARTINENGO - © La Stampa 2009)
A Stoccarda hanno superato ogni immaginazione. Nemmeno in una fiction potevano arrivare a raccontare una storia cosi' incredibile: e cosi' lo facciamo noi, dopo aver letto articoli come questo su Bild.de.
Demetrius Soupolos, 29 anni ed origini greche, vive a Stoccarda con la moglie Traute e tutti e due desiderano moltissimo avere un figlio. Dopo aver esaurito qualsiasi edizione del Kamasutra, finalmente la coppia si rivolge ad un medico specialista e viene accertato una volta per tutte che Demetrius e' sterile. E' un momento molto delicato per la coppia, Traute e' inconsolabile ma Demetrius ha l'idea che salvera' il matrimonio: chiedere al vicino di casa Frank Maus, 34 anni, di ingravidare Traut al posto suo! Potrebbe essere l'uomo giusto: e' sposato, ha gia' due figli... aggiungete duemila euro nella discussione e capirete come mai all'improvviso Frank vada a letto con la moglie del vicino per... uhm... "scopi umanitari".
Demetrius sopporta con stoicismo che la moglie venga deflorata dal vicino, e Frank dal canto suo ce la mette tutta. E quando dico "ce la mette tutta" intendo riferirmi ai SETTANTADUE rapporti sessuali che ha avuto con Traute senza metterla incinta nemmeno una volta.
La scena si sposta a casa di Frank, dove Demetrius pretende un risultato che non arriva e in definitiva rivuole i suoi soldi. Povero Frank, lui ce l'ha messa tutta e si e' impegnato tanto... Non ci sta a ridare i soldi, e vuole dimostrare che la "colpa" e' della donna: si sottopone ad un test dello sperma e... risulta sterile anche lui!
Adesso la situazione e' questa: Demetrius ha denunciato Frank per truffa, rivuole i duemila euro e anche una buona barcata di interessi e danni vari; Frank invece ha avviato la causa di separazione dalla moglie, che da par suo ha ammesso che i due figli sono stati generati da altrettanti amanti, e spera di aver da li' i danni morali che forse dovra' pagare all'ex vicino.
E tu vatti a fidare, degli spermatozoi di Stoccarda... :D
Demetrius Soupolos, 29 anni ed origini greche, vive a Stoccarda con la moglie Traute e tutti e due desiderano moltissimo avere un figlio. Dopo aver esaurito qualsiasi edizione del Kamasutra, finalmente la coppia si rivolge ad un medico specialista e viene accertato una volta per tutte che Demetrius e' sterile. E' un momento molto delicato per la coppia, Traute e' inconsolabile ma Demetrius ha l'idea che salvera' il matrimonio: chiedere al vicino di casa Frank Maus, 34 anni, di ingravidare Traut al posto suo! Potrebbe essere l'uomo giusto: e' sposato, ha gia' due figli... aggiungete duemila euro nella discussione e capirete come mai all'improvviso Frank vada a letto con la moglie del vicino per... uhm... "scopi umanitari".
Demetrius sopporta con stoicismo che la moglie venga deflorata dal vicino, e Frank dal canto suo ce la mette tutta. E quando dico "ce la mette tutta" intendo riferirmi ai SETTANTADUE rapporti sessuali che ha avuto con Traute senza metterla incinta nemmeno una volta.
La scena si sposta a casa di Frank, dove Demetrius pretende un risultato che non arriva e in definitiva rivuole i suoi soldi. Povero Frank, lui ce l'ha messa tutta e si e' impegnato tanto... Non ci sta a ridare i soldi, e vuole dimostrare che la "colpa" e' della donna: si sottopone ad un test dello sperma e... risulta sterile anche lui!
Adesso la situazione e' questa: Demetrius ha denunciato Frank per truffa, rivuole i duemila euro e anche una buona barcata di interessi e danni vari; Frank invece ha avviato la causa di separazione dalla moglie, che da par suo ha ammesso che i due figli sono stati generati da altrettanti amanti, e spera di aver da li' i danni morali che forse dovra' pagare all'ex vicino.
E tu vatti a fidare, degli spermatozoi di Stoccarda... :D
(Preso da Gioba.it)
La polizia irlandese stava cominciando a temere i guidatori polacchi. Niente razzismo, ma negli ultimi mesi ci sono stati 50 e piu' incidenti stradali commessi dallo stesso guidatore polacco, che ha fornito ogni volta dati anagrafici diversi. Alcuni sono stati incidenti lievi, altri molto gravi: eppure mai una volta che lo abbiano preso, manco fosse viscido come le anguille.
ma poi hanno risolto il mistero, di fronte a questo documento: come pensate che si chiami questo signore?

Quelli che hanno risposto Prawo Jazdy hanno un posto assicurato nella polizia irlandese.
Infatti loro cercavano di arrestare il signor Prawo Jazdy, senza sapere che "Prawo jazdy" in polacco significa "Patente di guida"...
ma poi hanno risolto il mistero, di fronte a questo documento: come pensate che si chiami questo signore?
Quelli che hanno risposto Prawo Jazdy hanno un posto assicurato nella polizia irlandese.
Infatti loro cercavano di arrestare il signor Prawo Jazdy, senza sapere che "Prawo jazdy" in polacco significa "Patente di guida"...
Mercoledi' scorso mi sono recato in ospedale per una lastra al torace. Nessun problema specifico, diciamo un controllo che il mio medico curante ha deciso di farmi fare. In realta' mi ha spedito in un ambiente degno dei Monty Python, ma procediamo con ordine...
Mio padre mi accompagna in ospedale alle 10 di mattina, tempo 10 minuti e sono in radiologia per l'accettazione a cominciare i miei 45 minuti di coda in compagnia di un buon libro. (Per le radiografie al torace, infatti, il nostro ospedale non richiede una prenotazione: il paziente arriva prima delle 11, e passa tra le 11 e le 14.) Giunto il mio turno, veniamo chiamati in tre ed accompagnati ad altrettanti camerini, con l'istruzione di entrare, spogliarci a torso nudo, ed attendere l'apertura della porta verso la sala radiografie. E io obbedisco.
Per prima entra una signora. Poi entra un signore. E per ultimo tocca a me, con l'operatore radiografo che mi chiede il cognome.
"Ferrari", gli rispondo.
"Ferrari?!?!?", mi domanda con sguardo stupito.
"Ferrari...", gli confermo con stupore.
"Ma allora io a chi ho fatto la radiografia?!?!?", sbotta di rimando, dirigendosi verso il secondo camerino dove si stava rivestendo un signore di circa 60 anni, con la pelata che mi arrivava si e no' al gomito.
"Scusi ma lei come si chiama??", gli chiede con tono deciso.
Quello risponde, e gira e rigira si scopre che l'operatore aveva marchiato "Ferrari" la radiografia di un altro paziente, e chiaramente non va bene! Allora inizia a trafficare col computer, cercando di convincerlo che Ferrari doveva ancora fare l'esame (nome non associabile), che l'ultima radiografia non doveva essere assegnata a Ferrari (azione impossibile), che si doveva cancellare tutto e rifare da capo (rimuovere i referti non e' ammissibile). Avrebbe persino urlato contro il monitor, se avesse saputo che poteva servire a qualcosa: invece ha chiamato il capo, che ha rifatto le stesse cose di cui sopra, ma con immutato risultato - cioe' zero, ovvero me a petto nudo e il signore con la camicia mezza abbottonata, mentre li guardavamo litigare contro quel prodigio tecnologico che ci dovrebbe semplificare la vita. E io che intanto, per distrarmi, sbircio il bianco ed immacolato pannello di controllo dell'apparecchiatura per radiografie e mi domando che cosa cavolo ci faccia un coniglio tra le icone del programma.
Pero' all'improvviso l'operatore si stacca dal computer, intima al tapino 60enne di rivestirsi e con piglio militare mi ordina di prendere tutte le mie cose, e di seguirlo senza rivestirmi. E io obbedisco.
Vago per radiologia a petto nudo e panza in fuori, finche' non arriviamo due stanze piu' in la' ad un'altra apparecchiatura radiologica, molto piu' ingiallita e soprattutto senza conigli. L'operatore bofonchia "contro la tecnologia che costa miliardi, che poi uno fa un errore e si scatena il panico informatico", e nel frattempo si mette a segnare i miei dati anagrafici in una consolle manuale, spiegandomi che non poteva neppure farmi l'esame con la macchina nuova. Motivazione sublime: "Lei ha un petto robusto," (...eufemismo?) "quindi i raggi non la attraversano del tutto e la radiografia viene male." Eeeeeh??? O_o
Detto, fatto: si procede alla radiografia con la vecchia macchina, poi mi dice di rivestirmi e mi fa accomodare fuori. Sento voci di medici (magari pure il primario, boh) che cercando di distinguere quale sia il petto di Ferrari e quale NON di Ferrari, poi mi rimandano a casa e da mercoledi' in poi potro' ritirare le mie lastre.
Chissa' che cognome ci trovero' sopra...
Mio padre mi accompagna in ospedale alle 10 di mattina, tempo 10 minuti e sono in radiologia per l'accettazione a cominciare i miei 45 minuti di coda in compagnia di un buon libro. (Per le radiografie al torace, infatti, il nostro ospedale non richiede una prenotazione: il paziente arriva prima delle 11, e passa tra le 11 e le 14.) Giunto il mio turno, veniamo chiamati in tre ed accompagnati ad altrettanti camerini, con l'istruzione di entrare, spogliarci a torso nudo, ed attendere l'apertura della porta verso la sala radiografie. E io obbedisco.
Per prima entra una signora. Poi entra un signore. E per ultimo tocca a me, con l'operatore radiografo che mi chiede il cognome.
"Ferrari", gli rispondo.
"Ferrari?!?!?", mi domanda con sguardo stupito.
"Ferrari...", gli confermo con stupore.
"Ma allora io a chi ho fatto la radiografia?!?!?", sbotta di rimando, dirigendosi verso il secondo camerino dove si stava rivestendo un signore di circa 60 anni, con la pelata che mi arrivava si e no' al gomito.
"Scusi ma lei come si chiama??", gli chiede con tono deciso.
Quello risponde, e gira e rigira si scopre che l'operatore aveva marchiato "Ferrari" la radiografia di un altro paziente, e chiaramente non va bene! Allora inizia a trafficare col computer, cercando di convincerlo che Ferrari doveva ancora fare l'esame (nome non associabile), che l'ultima radiografia non doveva essere assegnata a Ferrari (azione impossibile), che si doveva cancellare tutto e rifare da capo (rimuovere i referti non e' ammissibile). Avrebbe persino urlato contro il monitor, se avesse saputo che poteva servire a qualcosa: invece ha chiamato il capo, che ha rifatto le stesse cose di cui sopra, ma con immutato risultato - cioe' zero, ovvero me a petto nudo e il signore con la camicia mezza abbottonata, mentre li guardavamo litigare contro quel prodigio tecnologico che ci dovrebbe semplificare la vita. E io che intanto, per distrarmi, sbircio il bianco ed immacolato pannello di controllo dell'apparecchiatura per radiografie e mi domando che cosa cavolo ci faccia un coniglio tra le icone del programma.
Pero' all'improvviso l'operatore si stacca dal computer, intima al tapino 60enne di rivestirsi e con piglio militare mi ordina di prendere tutte le mie cose, e di seguirlo senza rivestirmi. E io obbedisco.
Vago per radiologia a petto nudo e panza in fuori, finche' non arriviamo due stanze piu' in la' ad un'altra apparecchiatura radiologica, molto piu' ingiallita e soprattutto senza conigli. L'operatore bofonchia "contro la tecnologia che costa miliardi, che poi uno fa un errore e si scatena il panico informatico", e nel frattempo si mette a segnare i miei dati anagrafici in una consolle manuale, spiegandomi che non poteva neppure farmi l'esame con la macchina nuova. Motivazione sublime: "Lei ha un petto robusto," (...eufemismo?) "quindi i raggi non la attraversano del tutto e la radiografia viene male." Eeeeeh??? O_o
Detto, fatto: si procede alla radiografia con la vecchia macchina, poi mi dice di rivestirmi e mi fa accomodare fuori. Sento voci di medici (magari pure il primario, boh) che cercando di distinguere quale sia il petto di Ferrari e quale NON di Ferrari, poi mi rimandano a casa e da mercoledi' in poi potro' ritirare le mie lastre.
Chissa' che cognome ci trovero' sopra...
... e grazie a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri, in un modo o nell'altro :)
- Mood:
okay
Mi e' stato segnalato questo articolo sul sito "Il Sussidiario", che affronta l'attualita' del discorso sul Papa ed i preservativi da un punto di vista estremamente giornalistico, ovvero: come dare una notizia al pubblico, e come darla in fretta.
I titoli sui giornali sono brevi, diretti e stringati (senno' che titolo sarebbe??), e c'e' quasi da dar ragione all'articolo secondo cui "pochissimi leggono gli articoli per intero o ascoltano tutto il telegiornale", e quindi basta un titolo per dire tutto quello che serve sul tal argomento.
Nel nostro caso, il Papa e' stato fatto a fette da una lunga serie di titoli che hanno invaso i mezzi d'informazione (cartacei, TV e web), ed e' quasi impossibile difendere la sua posizione dopo certe frasi monoriga che ho letto in giro.
Ma proviamo a calarci un attimo nel fatto: il Papa e' in aereo, i giornalisti gli pongono cinque domande e lui da' cinque risposte; l'ultima domanda affronta il tema della posizione della Chiesa verso l'AIDS, e questa e' la risposta testuale del Pontefice: "Penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l'Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti. (...) Direi che non si può superare questo problema dell'Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c'è l'anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l'uno con l'altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti".
E dunque la domanda sorge spontanea: secondo voi i titoli dei giornali hanno realmente riferito il pensiero del Papa che e' stato espresso con i giornalisti?
A mio avviso, ovviamente, no.
N.B. -- Sia chiaro che non mi sto soffermando sull'argomento in se' stesso: non rifiuto un'eventuale discussione sul tema ma sia chiaro che questo post espone esplicitamente come viene diffusa - diciamo pure: manipolata - una notizia da parte dei mezzi di comunicazione che ci circondano ed a cui ci stiamo affidando per essere informati.
I titoli sui giornali sono brevi, diretti e stringati (senno' che titolo sarebbe??), e c'e' quasi da dar ragione all'articolo secondo cui "pochissimi leggono gli articoli per intero o ascoltano tutto il telegiornale", e quindi basta un titolo per dire tutto quello che serve sul tal argomento.
Nel nostro caso, il Papa e' stato fatto a fette da una lunga serie di titoli che hanno invaso i mezzi d'informazione (cartacei, TV e web), ed e' quasi impossibile difendere la sua posizione dopo certe frasi monoriga che ho letto in giro.
Ma proviamo a calarci un attimo nel fatto: il Papa e' in aereo, i giornalisti gli pongono cinque domande e lui da' cinque risposte; l'ultima domanda affronta il tema della posizione della Chiesa verso l'AIDS, e questa e' la risposta testuale del Pontefice: "Penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l'Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti. (...) Direi che non si può superare questo problema dell'Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c'è l'anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l'uno con l'altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti".
E dunque la domanda sorge spontanea: secondo voi i titoli dei giornali hanno realmente riferito il pensiero del Papa che e' stato espresso con i giornalisti?
A mio avviso, ovviamente, no.
N.B. -- Sia chiaro che non mi sto soffermando sull'argomento in se' stesso: non rifiuto un'eventuale discussione sul tema ma sia chiaro che questo post espone esplicitamente come viene diffusa - diciamo pure: manipolata - una notizia da parte dei mezzi di comunicazione che ci circondano ed a cui ci stiamo affidando per essere informati.
Potreste pensare che questa immagine e' uno dei soliti fotomontaggi divertenti. E invece no, e' tratta da un sito verissimo, che vende scrivanie per computer usando computer finti, bambini veri, e immagini applicate col photoshop.
E magari, quanto paghi poco il grafico che lavora col photoshop, allora succede che......

Edit del giorno dopo: sul sito hanno corretto l'immagine. Chissa' perche'.... :)
E magari, quanto paghi poco il grafico che lavora col photoshop, allora succede che......
Edit del giorno dopo: sul sito hanno corretto l'immagine. Chissa' perche'.... :)
Ah, ma allora qualche testa pensante della Chiesa ragiona ancora bene...
Vi raccontavo giorni addietro la tristissima storia di una bambina di Recife (Brasile), stuprata dal patrigno e fatta abortire dai medici, che sono stati poi pubblicamente scomunicati dall'arcivescovo della citta'. I primi interventi da Roma erano a favore del Vescovo, ma poi e' intervenuta la conferenza episcopale brasiliana a dire il contrario, ed oggi alla fine mons. Rino Fisichella (Presidente della Pontificia accademia per la vita) ha dichiarato esplicitamente che il Vescovo doveva si' uscire con un messaggio chiaro e pubblico: ma a difesa della bambina, e non ad offesa dei medici.
A parte la noticina che la scomunica viene emessa comunque ed in modo automatico successivamente all'aborto procurato, si esprime quindi il concetto che la vita va difesa, certo: ma in questo caso la vita piu' importante e' della piccola Carmen, 9 anni, che non e' stata per nulla aiutata nel suo dramma.
Ed io prego per lei, perche' possa riuscire a tornare a sorridere. Anzi: preghiamo anche per chi l'aiutera' a tornare alla vita...
Vi raccontavo giorni addietro la tristissima storia di una bambina di Recife (Brasile), stuprata dal patrigno e fatta abortire dai medici, che sono stati poi pubblicamente scomunicati dall'arcivescovo della citta'. I primi interventi da Roma erano a favore del Vescovo, ma poi e' intervenuta la conferenza episcopale brasiliana a dire il contrario, ed oggi alla fine mons. Rino Fisichella (Presidente della Pontificia accademia per la vita) ha dichiarato esplicitamente che il Vescovo doveva si' uscire con un messaggio chiaro e pubblico: ma a difesa della bambina, e non ad offesa dei medici.
A parte la noticina che la scomunica viene emessa comunque ed in modo automatico successivamente all'aborto procurato, si esprime quindi il concetto che la vita va difesa, certo: ma in questo caso la vita piu' importante e' della piccola Carmen, 9 anni, che non e' stata per nulla aiutata nel suo dramma.
Ed io prego per lei, perche' possa riuscire a tornare a sorridere. Anzi: preghiamo anche per chi l'aiutera' a tornare alla vita...
Un'oretta dopo, don Camillo era di ritorno e andava a stendere il suo rapportino al Cristo.
«Tutto bene, come mi avevate suggerito Voi.»
«Bravo, don Camillo. Ma, dimmi un po', ti avevo anche suggerito di prendere Peppone per i piedi e buttarlo dentro nel fosso?»
Don Camillo allargò le braccia.
«Veramente non ricordo bene. Il fatto è che a lui non gli andava molto di vedere un prete in bicicletta da corsa e allora ho fatto in modo che non mi vedesse più.»
«Capisco. È già tornato?»
«Arriverà fra poco. Vedendolo cadere nel fosso ho pensato che ritornando un po' bagnato si sarebbe trovato impicciato con la bicicletta, e allora ho pensato di tornare solo con tutt'e due le biciclette.»
«È stato un pensiero molto gentile, don Camillo» approvò il Cristo molto gravemente.
Peppone si affacciò verso l'alba alla porta della canonica. Era bagnato fradicio, e don Camillo gli chiese se piovesse.
«Nebbia» rispose Peppone, a denti stretti. «Posso prendere la mia bicicletta?»
«Figurati, è lì.»
Peppone guardò la bicicletta.
«Non vi risulta che legato alla canna ci fosse per caso un mitra?»
Don Camillo allargò le braccia sorridendo.
«Mitra? Che roba è?»
«Io» disse Peppone sulla porta «ho fatto un solo errore nella mia vita. Quello di legarvi delle castagnole ai batacchi delle campane. Dovevo legarci mezza tonnellata di dinamite.»
«Errare humanum est» osservò don Camillo.
(tratto da: "Don Camillo", di Giovannino Guareschi)
«Tutto bene, come mi avevate suggerito Voi.»
«Bravo, don Camillo. Ma, dimmi un po', ti avevo anche suggerito di prendere Peppone per i piedi e buttarlo dentro nel fosso?»
Don Camillo allargò le braccia.
«Veramente non ricordo bene. Il fatto è che a lui non gli andava molto di vedere un prete in bicicletta da corsa e allora ho fatto in modo che non mi vedesse più.»
«Capisco. È già tornato?»
«Arriverà fra poco. Vedendolo cadere nel fosso ho pensato che ritornando un po' bagnato si sarebbe trovato impicciato con la bicicletta, e allora ho pensato di tornare solo con tutt'e due le biciclette.»
«È stato un pensiero molto gentile, don Camillo» approvò il Cristo molto gravemente.
Peppone si affacciò verso l'alba alla porta della canonica. Era bagnato fradicio, e don Camillo gli chiese se piovesse.
«Nebbia» rispose Peppone, a denti stretti. «Posso prendere la mia bicicletta?»
«Figurati, è lì.»
Peppone guardò la bicicletta.
«Non vi risulta che legato alla canna ci fosse per caso un mitra?»
Don Camillo allargò le braccia sorridendo.
«Mitra? Che roba è?»
«Io» disse Peppone sulla porta «ho fatto un solo errore nella mia vita. Quello di legarvi delle castagnole ai batacchi delle campane. Dovevo legarci mezza tonnellata di dinamite.»
«Errare humanum est» osservò don Camillo.
(tratto da: "Don Camillo", di Giovannino Guareschi)
Messaggino per quelli che vorrebbero sapere se ho ripreso a lavorare.
Si', l'ho fatto. E sono ancora in ufficio, alle ore 22 del mio sesto giorno lavorativo.
Ewwww....
Si', l'ho fatto. E sono ancora in ufficio, alle ore 22 del mio sesto giorno lavorativo.
Ewwww....
Vedete: ci sono cose che capisco, e cose che non capisco; cose che condivido, e cose che non condivido. E quello che ha fatto l'arcivescovo di Recife (Brasile), Jose' Cardoso Sobrinho, lo capisco a meta' e non lo condivido per niente.
Premessa legale: la legge brasiliana prevede l'aborto solo per le donne vittime di stupro e per le donne in pericolo di vita per la gravidanza.
Premessa giornalistica: una bambina di Recife e' stata violentata dal padre sin da quando aveva 6 anni, ed ora che ne ha 9 (nove!!) e la madre l'ha portata incinta in ospedale, la polizia ha preso per i capelli il padre e nel mentre i medici hanno fatto abortire la piccina.
E, subito, un minuto di orrore e raccapriccio per tutta la vicenda.
Eh. Si poteva calarla sotto silenzio. Sarebbe stato il male minore...
Pero' poi, vi dicevo, arriva l'arcivescovo e scomunica tutti i medici e gli infermieri (e non la bambina, quindi), per aver eseguito "una scelta di morte". I medici, almeno sul piano legale e professionale, hanno detto al porporato che la bimba era in pericolo di vita, oltre che vittima di una violenza, e quindi l'aborto ci stava. E sua eminenza ha replicato ad un giornale che "La legge di Dio è superiore a qualunque legge umana. Quindi se la legge umana, cioè una legge promulgata dagli uomini, è contraria alla legge di Dio, questa legge umana non ha alcun valore." Seguono una condanna del ministro brasiliano della sanita', e via alle discussioni.
Da Roma ammettono che "il tema e' molto, molto delicato", ma in sostanza i medici sono nel peccato perche' hanno agito contro una vita. E dal Brasile portano invece un secondo caso, una bambina di 11 anni di Irai che e' incinta al settimo mese: e' un'altra vittima di stupro in ambito famigliare che porta una gravidanza a rischio, ma nessuno ha mai chiesto un aborto per lei e quindi non si sa cosa accadra'.
Fin qui, i fatti. Possiamo anche sbizzarrirci sulle opinioni personali, ma non si cancella quel che e' accaduto.
Per quel poco che vale la mia opinione, sono d'accordo con la Chiesa (la vita umana va difesa, anche quando e' concepita nella violenza) ma credo che in un momento di pericolo di vita per la madre, sia solo quest'ultima a dover decidere cosa fare. Se ci devono essere giudizi, da cristiano credo in un Dio Giudice, e ci pensera' Lui a tempo debito a giudicare questa madre. E pero' stavolta abbiamo non solo una minorenne, ma addirittura una bambina: non puo' decidere da sola, tocca agli adulti scegliere per lei e cosa si fa allora? Le si da' l'opportunita' di vivere, di crescere, magari di dimenticare (non sara' per niente facile).
Certo, lo so che in quelle zone del mondo si cresce in fretta, che una brasiliana di 11 anni e' ben piu' sveglia di un'italiana di 16 anni... Ma gli adulti cosa pensano di risolvere con queste discussioni? Parliamo di Dio quando serve davvero! Io penso che di fronte a questi episodi se ne stia zitto e raccapricciato pure Lui, pregustandosi semmai certe condanne da Giudizio Finale... Del resto, siamo tutti d'accordo che la morte per quel "padre" e' persino troppo, troppo poco.
Premessa legale: la legge brasiliana prevede l'aborto solo per le donne vittime di stupro e per le donne in pericolo di vita per la gravidanza.
Premessa giornalistica: una bambina di Recife e' stata violentata dal padre sin da quando aveva 6 anni, ed ora che ne ha 9 (nove!!) e la madre l'ha portata incinta in ospedale, la polizia ha preso per i capelli il padre e nel mentre i medici hanno fatto abortire la piccina.
E, subito, un minuto di orrore e raccapriccio per tutta la vicenda.
Eh. Si poteva calarla sotto silenzio. Sarebbe stato il male minore...
Pero' poi, vi dicevo, arriva l'arcivescovo e scomunica tutti i medici e gli infermieri (e non la bambina, quindi), per aver eseguito "una scelta di morte". I medici, almeno sul piano legale e professionale, hanno detto al porporato che la bimba era in pericolo di vita, oltre che vittima di una violenza, e quindi l'aborto ci stava. E sua eminenza ha replicato ad un giornale che "La legge di Dio è superiore a qualunque legge umana. Quindi se la legge umana, cioè una legge promulgata dagli uomini, è contraria alla legge di Dio, questa legge umana non ha alcun valore." Seguono una condanna del ministro brasiliano della sanita', e via alle discussioni.
Da Roma ammettono che "il tema e' molto, molto delicato", ma in sostanza i medici sono nel peccato perche' hanno agito contro una vita. E dal Brasile portano invece un secondo caso, una bambina di 11 anni di Irai che e' incinta al settimo mese: e' un'altra vittima di stupro in ambito famigliare che porta una gravidanza a rischio, ma nessuno ha mai chiesto un aborto per lei e quindi non si sa cosa accadra'.
Fin qui, i fatti. Possiamo anche sbizzarrirci sulle opinioni personali, ma non si cancella quel che e' accaduto.
Per quel poco che vale la mia opinione, sono d'accordo con la Chiesa (la vita umana va difesa, anche quando e' concepita nella violenza) ma credo che in un momento di pericolo di vita per la madre, sia solo quest'ultima a dover decidere cosa fare. Se ci devono essere giudizi, da cristiano credo in un Dio Giudice, e ci pensera' Lui a tempo debito a giudicare questa madre. E pero' stavolta abbiamo non solo una minorenne, ma addirittura una bambina: non puo' decidere da sola, tocca agli adulti scegliere per lei e cosa si fa allora? Le si da' l'opportunita' di vivere, di crescere, magari di dimenticare (non sara' per niente facile).
Certo, lo so che in quelle zone del mondo si cresce in fretta, che una brasiliana di 11 anni e' ben piu' sveglia di un'italiana di 16 anni... Ma gli adulti cosa pensano di risolvere con queste discussioni? Parliamo di Dio quando serve davvero! Io penso che di fronte a questi episodi se ne stia zitto e raccapricciato pure Lui, pregustandosi semmai certe condanne da Giudizio Finale... Del resto, siamo tutti d'accordo che la morte per quel "padre" e' persino troppo, troppo poco.

